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ANONIMIA DI FORMICHE DI DOMENICO CARA (Di Felice Edizioni,2014)

"Anonimia di formiche " (Di Felice Edizioni,2014) è l'esito poetico appena pubblicato da Domenico Cara. Come il trovarsi a confronto con la mancanza di definizione che ci fa anonimi e convulsi. Il pensiero è immediatamente andato al passato prosastico di un notevole autore, Ugo Manzoni, che nel 2002 propose il testo "Tango e formiche" nelle encomiabili scelte della casa editrice Mobydick diretta dal compianto Guido Leotta, dove il senso di uno smarrimento, pur in un contesto narrativo completamente diverso, era nella condizione di uno sfondo attraversato da inquieti elementi, vivente metafora dell'umano affermarsi. Cara proviene da un lunghissimo percorso culturale di rara coerenza e profondo magistero in ambito poetico, aforistico, saggistico, editoriale. Figura di assoluto rilievo nel panorama della seconda metà del Novecento, oggi ancora ci sorprende per una fisionomia linguistica che detiene gli strumenti di una inesausta ricerca che si è fatta, nelle tappe recenti, più votata ad una espressione poetica ad equilibrio contenuto e dicibile. Senza mai tralasciare, tuttavia, l'accostamento verbale ardito e imprevisto, il verso mobile e avvolgente, anche se in composizioni poematiche, in questo caso, più brevi e compatte, in una equilibrata fonetica sempre rigorosa. Le sospensioni della parola sono soltanto presunte e il dato condona movimenti che anelano alla reinterpretazione semantica perfino degli stati affettivi. Quando l'autore tocca il refolo e il punto di fuga, sembra di potersi addossare ad una qualifica che incontra i tracciati della fisica classica, dell'aristotelica filosofia seconda che conduce il "sensibile" naturale all'evidenza dei moti leggibili attraverso lo scrupolo gioioso e malinconico, vibrante e critico, di non plausibile rigetto ma, piuttosto, conduzione gnoseologica avvinta dalla sinestesia dei sensi, dove l'accorpato udibile sentire è senso stesso di domanda alla ritrovata possibilità di scorgere nell'esistenziale il fenomenologico. La ricerca sull'essere, l'interpretazione degli enti, quasi il quesito ontologico del "che cosa esiste" si fa veicolo di sensibile ricezione arresa alla seduzione corposa degli atti che coinvolgono molecole, malumori, eventi, scompigli, timori, suoli, tensioni, risorse trovate nel coraggioso approccio dell'interpretazione anche ironica. Sembra quasi che Cara qui si preoccupi di fare intendere, senza possibili equivoci, il suo dire attraverso il tante volte vituperato da certe linee critiche ormai datate, termine "messaggio". E proprio qui, allora, si compie il successivo momento che intende scorrere verso una sintesi risolutiva. Dove c'è riflessione autentica non c'è pericolo di retorica. O meglio quest'ultima non rimane esclusivamente persuasione ma estingue il suo debito d'origine nella trasformazione delle figure in utili strumenti dell'applicazione e del potenziamento concettuale. Hegel vedeva la necessità assoluta per il pensiero di andare oltre il dato empirico; una certa tradizione neokantiana è forse oggi davvero superata nel momento in cui tutto è pensiero poiché solo questo ha la forza di dirsi vero, in grado cioè di "spiegare". Ma la poeticità esisterebbe comunque anche se non ci fossero i poeti? Domenico Cara vede la poesia come arte della scrittura profondamente innestata nella testimonianza della estrema e peculiare ricchezza espositiva dell'autentico versificare. La sua scelta formale è sorte conoscitiva (quasi riferendosi a un significativo titolo di Mariella Bettarini); è vicissitudine quotidiana capace di rivoluzionare i riti, far emergere le contraddizioni dell'inespresso, l'oscuro e il luminoso. Tesi e antitesi alle prese con i risvolti umbratili di un nomade attenersi alla visitazione delle tracce da raccogliere, enumerare, ricostruire linguisticamente nell'analitica del possibile. Ogni libro di Domenico Cara ci lascia meno soli, meno abbandonati all'inudibile, ci porta alla ricezione capace di assimilare ciò che sta nell'interno e oltre il bordo materico delle cose, ma anche nell'innesto di una autobiografia dove ogni dato risponde ad un suo inesorabile senso. E il senso dell'estro creativo nella realizzazione letteraria adeguata e folgorante risulta essere il compito estremo di chi definiamo poeta.



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