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enrico fraccacreta

ENRICO FRACCACRETA "TEMPO ORDINARIO" (PASSIGLI EDITORI, 2015)

C’è un confronto con il tempo, quello che agisce in noi e in cui noi agiamo, che muta e porta il divenire nella sua concretezza tutt’altro che illusoria; c’è una poesia che diventa preghiera, come nei versi: “ Non lasciarmi Signore sulla porta/ dopo il dono dell’attesa che l’anima prepara/ fammi entrare a giorno fatto/ starò buono, pettinato, qui seduto/ sino al mare”. C’è modo di allontanare la paura e di richiamare una grazia salvifica che riabilita il nostro andare. E’ “Tempo ordinario” di Enrico Fraccacreta, libro di poesie dove le notti senza vento sono eventi di un senso che è amore. Riaffiora una speranza antica in questo clima, dove l’appartenenza alla terra è scelta di rivolgere lo sguardo ai cieli. E ci sono sorrisi di padri che riaffiorano in una memoria istantanea, nei flussi dei treni che viaggiano verso esiti e destini inaspettati. C’è una fede che rinnova e determina i passi decisivi che significano l’abisso del coraggio e il dono della scoperta. I versi asimmetrici e spesso prosastici parlano di bellezze sfiorate, arie immobili, progetti e sogni giovanili che il tempo ha reso solo ricordi, nella considerazione di una successione di punti di vista che replicano i nostri stessi stati, quando l’esercizio della rimembranza è presa d’atto creaturale di fronte all’abisso. Tendono convinzioni e propositi le ferite dei fossi e i dirupi impervi, alla luce delle foglie rosse, nonostante desolazioni e abbandoni. I tempi sono allora davvero ordinari e ancora memorabili o matematici, citando Eliot, e rivisitando il ruolo genitoriale anche nell’esempio padre-figlio, rappresentato dalle figure di Enrico e Andrea Pazienza, ai quali l’autore dedica l’ultima sezione del libro. Ma già erano parsi disciogliersi al lume della rivisitazione i tratti di una natura lontana nella visione degli scenari di Puglia, interpretati nella modificazione cruenta apportata dai cambiamenti epocali. E di nuovo si dilava la tenue sensazione che nei modi delle trasformazioni si accende e diviene struggente; lambisce le proporzioni e le sfumature, additando l’inesorabile passaggio di cui siamo testimoni erranti...”il nostro arrivo sta svanendo/ nella grande nebbia cromatica/ dove piovono indistinte/ le passeggiate sulla spiaggia”.



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